In questo nuovo mondo, non c’è credito per le aziende rischiose.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale, in cui il sistema produttivo è chiamato a fare investimenti senza precedenti per stare al passo di un mercato che cambia.

C’è un continuo bisogno di innovazione, ma proprio quando si iniziavano a vedere i primi segnali di risveglio, ecco che arrivano le nuove direttive della Banca Centrale Europea, che rischiano di peggiorare la situazione non solo delle banche, ma anche delle imprese.

Il motivo? Sta tutto nelle posizioni NPL (Non Performing Loans)

Mi spiego meglio:

nel mese di ottobre la BCE ha pubblicato un’appendice alle sue linee guida in cui chiede alle banche di azzerare in breve tempo i rischi sui propri crediti deteriorati o di difficile recupero, meglio conosciuti come NPL (Non Performing Loans), portando gli accantonamenti al 100%.

Le banche dovranno quindi accantonare grosse somme per far fronte ai numerosi crediti concessi di dubbia esigibilità.

Se credi che questo sia solo un problema delle banche, ti sbagli, perché in questo modo si stringeranno ancora di più i canali di finanziamento, e ciò porterà a calibrare ulteriormente la scelta su aziende NON RISCHIOSE.

Secondo questa direttiva il cambiamento dovrebbe avvenire in modo progressivo a partire dal 1 gennaio 2018, e la misura riguarderà i nuovi NPL e non – fortunatamente – i crediti già esistenti nei bilanci, che solo in Italia ammontano a circa mille miliardi di euro.

Tutto questo avrà delle ripercussioni, in primo luogo sulle banche, e poi, a cascata, su tutte le aziende perché:

  • alle banche saranno richiesti nuovi onerosi accantonamenti, spiazzando i piani industriali di medio e lungo periodo;
  • saranno penalizzati i risparmiatori azionisti delle banche;
  • DIMINUIRÀ L’OFFERTA DI CREDITO alle imprese, in particolare a quelle piccole e medie.

Tale prospettiva ha iniziato anche a preoccupare Confindustria, che in un articolo pubblicato su ‘La Repubblica’ il 5 ottobre, prevede impatti di grande rilievo sui requisiti patrimoniali delle banche e anche sul mondo delle imprese con una ULTERIORE, INGIUSTIFICATA, STRETTA NELL’OFFERTA DEL CREDITO.

Confindustria quindi intende agire in sede europea per contestare queste nuove linee guida, che metterebbero ulteriormente in difficoltà le aziende rischiose.
Per ora, infatti, queste direttive sono solo oggetto di discussione, ma il futuro delle banche e delle aziende sarà scritto dall’8 dicembre, giorno di chiusura della consultazione.

Ti devi preoccupare?

Probabilmente, per le aziende più virtuose, il credito continuerà a essere erogato senza problemi, ma in Italia esistono molte aziende ‘vulnerabili’, che in alcune zone ammontano al 30%, a cui dovremmo aggiungere un altro 12-15% di realtà a rischio.

In questo nuovo mondo, dunque, come è stato ribadito anche dal centro studi Banca d’Italia a Bologna durante un convegno sull’economia, non c’è credito per le aziende rischiose.

Si tratta di una frase molto significativa che ci indica un cambiamento epocale in cui dobbiamo dimenticarci la facilità con cui si accedeva al credito anni fa.

Se non vuoi avere sorprese nel rapporto con le banche, DEVI conoscere le regole del gioco e, soprattutto, porti una prima domanda fondamentale:

LA TUA AZIENDA È CONSIDERATA A RISCHIO ?

Scoprilo in pochi passi scaricando la guida gratuita qui sotto.

Un consiglio? Anche se oggi non hai problemi con le banche, presta comunque molta attenzione.

Le norme Europee sempre più stringenti potrebbero imporre alle banche parametri più rigidi nel calcolo del rating della tua azienda.

Con queste nuove regole di calcolo il tuo rating potrebbe peggiorare, nonostante la situazione finanziaria della tua azienda rimanga invariata.

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